Tanti auguriii a teeee. Tanti auguriii a tee...
Il 26 settembre 2026 Dylan Dog ha soffiato su quaranta candeline e, tra le svariate iniziative celebrative (album della Panini; medaglie e medagliette; riedizione in edicola della versione cartonata delle storie più celebri; incontri nelle librerie; e di sicuro m'aggio scordato qualche cosa), arriva in edicola l'albo 481, dal titolo: Prima Che Sia L'Alba.
Prima che sia l'alba. Cioè, il momento esatto in cui sono andate esaurite le copie di questo numero. Con mia grande tristezza, nelle edicole di Roma (luogo ove vivo) c'è sempre una pila composta dall'ultimo numero di Dylan Dog. Pila che resta lì sino alla fine del mese, momento in cui viene sostituita da una nuova pila, composta dal numero successivo. Solitamente questa pila funge come piano d'appoggio per i pacchi Vinted da ritirare e/o spedire e per le monetine ricevute di resto dall'edicolante. Per il 481 invece le cose sono andate diversamente: l'idea del blind pack contenente quattro copertine dalla diversa tiratura si è rivelata (economicamente parlando) un successo, e in quasi tutte le edicole di Italia il numero è andato esaurito. Fortuna che, scottato da quanto accaduto con il numero 1, L'Alba Dei Morti Viventi, della collana Dylan Dog - 40 Anni Di Paura, andato letteralmente a ruba, io abbia chiesto al mio edicolante di fiducia di mettere da parte una copia del 481. Non mi esprimo sull'iniziativa delle 4 cover, la quale non mi fa impazzire ma nemmeno mi sorprende/sconvolge (con i fumetti di supereroi questa è normale amministrazione, baby, motivo per cui non sono mai stato un completista, nemmeno con Dylan). Ci sarebbe da esprimersi invece in merito al comportamento di certe persone, perché i pacchi aperti negli ipermercati non sono un bello spettacolo e la speculazione ha sempre uno squallido fetore, ma non è questa la sede (anzi, la verità è che non mi va di parlare di questo). Chiudo dicendo che mi piacciono tutte e quattro le copertine, ma preferisco quella dei Cestaro Bros. Io ho trovato quella di Villa.
Ma allora, veniamo all'uovo sodo, e vediamo com'è questo 481, scritto da Barbara Baraldi, disegnato da Davide Furnò e colorato da Giulia Brusco. Potrei sintetizzare il tutto dicendo: bellino ma anche un po' che palle. Quella scritta da Baraldi non è una brutta storia; riprende la confusa (e forse per questo affascinante) mitologia dylaniata e vi aggiunge un nuovo tassello. Appunto: è come un puzzle del quale conosci già il disegno generale, perciò sai benissimo come sarà questo nuovo pezzo che si va ad aggiungere. Questo 481 ha il grosso grossissimo difetto di essere estremamente prevedibile: si capisce subito a chi appartiene il diario che Dylan trova nella libreria; è chiaro cosa troveremo nella grotta sotterranea (il fatto che sia verde non lascia spazio a dubbi); è palese quale sia il parentame di Julian (diciamo inoltre che questo parentame l'ho trovato out of caracter). Ogni passaggio e ogni svolta di questa storia è telefonata, ma del tipo che temevo che a un certo punto squillasse il cellulare e rispondendo sentissi: "Salve, sono Barbara Baraldi, e la volevo informare che a pagina 20 succede questo e a pagina 35 succede quest'altro". Forse c'era alla base la consapevolezza di non poter più sorprendere il lettore in merito alla mitologia dylaniata (dove è stato detto e scritto di tutto ormai), e perciò di non provarci nemmeno; però il racconto manca di quel fascino che caratterizza di solito i racconti di origini. Il fatto di inserire comunque così tanta carne al fuoco non aiuta ad addentrarsi nella storia e nei personaggi, e alcuni passaggi narrativi sono frettolosi, tirati via. Capisco che è un celebrativo, ma le parti con Bloch non aggiungono nulla, anzi rallentano il tutto.
Il morso del pesce, ragà... quello non si può proprio vedere. La mitologia di Dylan comincia con il morso di un pesce. Ma che cacchio...!!!
L'albo del trentennale, Mater Dolorosa, aveva decisamente più carattere, ed era chiaro che Roberto Recchioni stesse trasformando Dylan Dog nel suo Dylan Dog; cosa che invece non ho percepito con questo Prima Che Sia L'Alba. Siamo dalle parti del numero 300, Ritratto Di Famiglia, di Pasquale Ruju. L'idea sembra essere "restiamo nel solco tracciato da Sclavi e non usciamone". Forse è proprio questa l'idea che Baraldi segue nella propria gestione del personaggio, probabilmente perché è questo che vuole il lettore di Dylan Dog (un lettore pigro, vecchio, abitudinario).
Per carità, elementi di fascino in questo numero ce ne sono, come ad esempio tutta la questione del gigante, velata di leggenda e di Lovecraft quanto basta da renderla molto intrigante; o per esempio la scena del diario di Isobel (forse le sue frasi sono un po' troppo smielate, ma l'orrore portato in scena crea un bel contrasto), che mi ha riportato alla mente il Dracula di Francis Ford Coppola (non so perché). Bella la dose di splatter e orrore nella fase finale, anche se averne un po' anche all'inizio avrebbe reso tutto un po' più frizzante.
L'ultima didascalia invece mi ha fatto letteralmente cadere le braccia, con il riferimento ad un altro celebrissimo numero di Dylan Dog. Riferimento di cui non si sentiva tanto il bisogno, che non aggiunge nulla, e che è sembra la strizzatina d'occhio al lettore pigro e vecchio di cui dicevo sopra. La mia reazione all'ultima pagina è stata: e chi cazzo se ne frega.
Memorabili i disegni di Davide Furnò (ho avuto modo di sbirciare la versione cartonata in bianco e nero, e il tratto di Furnò è meraviglioso), a cui palesemente Baraldi lascia tantissimo spazio, e anche grandissimi complimenti alla colorazione stupefacente di Giulia Brusco.
Come chiudere questo sproloquio? Dicendo che, Baraldi sa fare di meglio (decisamente di meglio) di quanto mostrato in questo numero. Spero che nei prossimi numeri (magari con il numero 500) rivoluzioni questo personaggio, che ha proprio bisogno di uno scossone da 10 sulla scala Mercalli. Ti prego, Baraldi: sorprendici, sconvolgici. Fai qualcosa e resuscita Dylan Dog, prima che sia... troppo tardi.

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